Nello scorso articolo abbiamo parlato di stress “buono” e stress “cattivo”. La maggior parte delle persone prova uno stress di tipo negativo, fine a se stesso, inutile a risolvere i problemi, che porta collera nei confronti del mondo che ci circonda.
Provate a prendere in mano la lista delle cose che vi fanno arrabbiare, se non l’avete ancora scritta, vi consiglio di farlo, altrimenti pensate ad una cosa che vi ha innervosito oggi.
Di chi è stata la colpa? Vostra? Di altre persone?
La maggior parte di noi incolpa gli altri o eventi esterni per ciò che accade di negativo nella vita. Ma è davvero cosi?
Proviamo mai nel corso della giornata a metterci nei panni degli altri? Quante volte riusciamo davvero ad astenerci dal giudizio?
Pensiamo all’autombilista che circola ai 20 km/h e causa una coda, portebbe essere una persona che torna a guidare dopo un incidente bruttissimo, ha rischiato la vita o a perso una persona cara. Sarebbe una persona da lodare per il coraggio che ha avuto nonostante l’esperienza, eppure noi suoniamo il clacson, lo insultiamo e questo lo porterà ad agitarsi ancora di più, dunque ad andare più piano ancora probabilmente.
Prendiamo un altro esempio, quello della commessa lenta al supermercato, magari è il suo primo giorno di lavoro, ha tutti gli occhi puntati addosso, ci ha messo tanto a cercare un’occupazione. La maggior parte delle persone comincerà a sbuffare, farà delle battute sottovoce, la metterà a disagio, sicuramente non velocizzerà il lavoro, ma anzi al contrario si comincerà ad agitare.
Pensiamo al collega che non è tanto efficente, si è scordato di fare quella cosa che gli abbiamo detto, magari ha problemi personali grossi che lo assillano.
Adesso strai pensando di non poter metterti sempre nei panni di tutti, di non potere sempre giustificare il mondo intero. Tu hai fretta, hai orari e scadenze da rispettare. Ma davvero non potevi fare nulla? Il tuo nervosismo ha portato a risolvere il problema? Forse la commessa ha cominciato ad essere più veloce, l’automobilista dai 20km/h si è messo a fare i 100km/h, il collega hai inventato la macchina del tempo e ha fatto quella cosa di cui si era scordato.
Giudicare gli altri costantemente è una cosa meravigliosa, ci evita uno delle cose più difficili della vita, giudicare noi stessi, guardare dentro di noi i nostri mostri, quello che ci spaventa, quello che sbagliamo. Quindi preferiamo etichettare gli altri come incompetenti, imbranati, perchè se cominciassimo ad ettichettarci noi, forse diremmo anche di peggio.
Certo non si possono giustificare tutte le persone, ma si può fare qualche cosa di intelligente, mettersi nei loro panni.
Puoi aiutare la commessa al primo giorno di lavoro mettendo i prodotti in ordine sulla cassa, preparando tessere e soldi, aiutanto la persona davanti a te in difficoltà a fare le sporte, in modo da accellerare ancora di più la fila.
Potremmo cambiare strada se sappiamo che quella che percorriamo di solito è spesso trafficata o semplicemente partire prima al mattino.
Potremmo parlare con il collega che ultimamente è distratto per capire quale sia il problema. Certe volte un sorriso, una pacca sulla spalla, un piccolo incoraggiamento conta tantissimo.
Se una persona sta passando un periodo difficile, potremmo aiuralo alleggerendogli per qualche giorno il carico di lavoro, potremmo ricordagli le scadenze con delle e-mail promemoria.
Noi però giudichiamo sempre solo gli altri, siamo invincibili, corretti, bravi a fare tutto. Domani una mano, un sorriso, un incoraggiamento, potrebbe servire a noi. Gli altri come si comporteranno con noi? Probabilente nello stesso modo in cui ci siamo comportati noi.
C’è chi lo chiama Karma, ma il Karma è un concetto molto più complesso di quello che la maggior parte delle persone pensano.
Io preferisco esprimere il concetto in modo più semplice, come dicono a Napoli “non sputare in cielo che in faccia ti torna”.


Lascia un commento