Vi è mai capitato di cercare disperatamente il telefono e poi alla fine lo stavate usando? E gli occhiali che dopo svariati minuti di ricerca sono sulla vostra testa? Vi è mai capitato di smarrire un oggetto e quando avete smesso di cercarlo lo avete trovato?
Il problema è che spesso e volentieri concentriamo la nostra attenzione su ciò che non abbiamo piuttosto che ciò che possediamo.
Molte cose che desideriamo sono a portata di mano, ma noi ancora non lo sappiamo.
Chiaramente non parlo tanto di oggetti materiali, ma di sentimenti, emozioni e relazioni.
Siamo eternamente insoddisfatti, colmiamo le carenze che proviamo con oggetti costosi e spesso inutili.
Se smettessimo per un attimo di cercare?
Se facessimo una lucida valutazione della nostra vita?
Proviamo a mettere su carta quello per cui siamo grati, quello che ci piace della nostra esistenza, quello che non cambieremmo per nulla al mondo. In questo modo ci possiamo rendere conto che alla fine molte cose che vogliamo già le abbiamo, ma non riusciamo a capirlo perchè il nostro cervello è sempre proiettato verso le negatività e le carenze.
Spesso mi capita di incotrare delle persone che dicono di essere completamente insoddisfatte della loro esistenza, non hanno relazioni appaganti, un lavoro soddisfacente, sono sempre piene di problemi.
Quando però si propone un piccolo cambiamento, anche solo di un’abitudine, non lo prendono nemmeno in considerazione.
Allora a questo punto o che c’è qualche forma di “masochismo”, perchè se sei completamente insoddisfatto della tua esistenza, non puoi non essere disposto a cambiare neanche una piccola abitudine. Oppure molta gente si lamenta e basta, per il solo gusto di polemizzare, di passare per vittima.
Abbiamo già affontato questo discorso, se mi lamento, faccio la vittima, giudico gli altri, la colpa di quello che accade non è mai mia e non lo sarà mai.
Solo se abbandoniamo il nostro status di infelicità e il giudizio costante per il mondo che ci circonda, possiamo focalizzarci su quello che vogliamo e che ci rende felici. Se ci rendiamo conto che già lo abbiamo non ci dobbiamo sforzare nemmeno più di tanto.
“Sarebbe da stupidi, non credi? Passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire.”
Anonimo
E se una cosa la desideriamo, facciamo di tutto per raggiungerla, non procrastiniamo i nostri progetti, non rinunciamo alla prima sconfitta, escogitiamo un piano efficace per raggingere ciò che vogliamo.
Se invece non facciamo nulla per cambiare o ci va bene la nostra condizione o non sappiamo ancora cosa vogliamo.
In fondo la nostra vita ci va bene così
Nel primo caso, smettiamo di lamentarci di una vita che non ci va bene, quando non è così. Probabilmente quelle cose che riteniamo negative rispondono a bisogni inconsci a cui non siamo pronti a rinunciare.
Se ad esempio abbiamo un amico/amica che non si comporta come vogliamo, quando capitano situazioni spiacevoli, facciamo la ramanzina, critichiamo, accusiamo, insegnamo come ci si comporta, forse perchè insegnare, fare la “ramanzina” agli altri risponde ad un nostro bisogno.
Nell’articolo in cui parlavo di questo argomento vi facevo l’esempio delle tante coppie che si lamentano in continuazione dell’altro, ma continuano a stare insieme. Perchè?
Ricordiamoci che lamentarci e dare giudizi può essere un bisogno importante, perchè così è sempre colpa degli altri e mai nostra, usiamo questa modalità come protezione.
Il problema è che finchè non ci rendiamo conto di questi ragionamenti le nostre relazioni diventano distruttive e non costruttive.
Potremmo avere delle relazioni costruttive se non si giudica l’altro, ma si dialoga, si consiglia, ci si mette in discussione. Nel caso non fosse possibile trovare un punto d’incontro il mondo è pieno di altre persone con cui poterci relazionare.
Come ripeto sempre l’unica cosa che possiamo fare è liberarci dal giudizio e dalla frustrazione che distorcono la realtà. In questo modo possiamo valutare più lucidamente le situazioni, gli altri e noi stessi.
Potremmo insegnare agli altri condividendo i nostri pensieri, anzichè accuse e critiche. Il giudizio è unilaterale, la condivisione e la discussione ci consente di dare e ricevere.
Anzichè dire “Non sei capace”, “non capisci”, “non sai stare al mondo”, potremmo dire “a me ha aiutato questa cosa”, “anche io facevo la stessa cosa ma poi”, “pensi che possiamo trovare un punto di incontro?”.
Ricordiamoci che il giudizio è sempre e comunque soggettivo ed è sempre legato ai nostri bisogni e a cosa ci aspettiamo dagli altri.
Non so ancora cosa voglio
Se siamo invece facciamo parte del secondo caso probabilmente non sappiamo cosa vogliamo, in questo caso il dialogo con noi stessi, l’accettazione di chi siamo e la pace con noi e il resto del mondo, ci consentono di capire quale strada dobbiamo percorrere.
Probabilmente nel nostro cuore la via ce l’abbiamo già scritta ma non siamo ancora riusciti a capirlo.
“Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un percorso che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose. “
(Marcel Proust)


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