Secondo il dizionario Italiano questa è la definizione di lamentela:
“Lamento continuo o ripetuto; espressione di risentimento, di malcontento”
Per molte persone lamentarsi rappresenta la quotidianità, un azione ripetuta più volte al giorno e spesso per ogni cosa.
Ma come mai ci piace così tanto lamentarci?
I problemi sembrano non finire mai “capitano tutte a me”, si entra in un circolo vizioso per cui la vita appare un’unica grande preoccupazione da risolvere.
I problemi sono un argomento ti conversazione, ci fanno sentire importanti, migliori in qualche modo, attirano l’attenzione.
La realtà è che siamo i primi a non volere risolvere questi problemi, perchè ci identifichiamo con le nostre difficoltà, diventano parte di noi e della nostra identità, ci danno il potere di monopolizzare ogni conversazione e la scusa per interessarci di meno alle altre persone.
Ovviamente non parlo di problemi molto gravi e irrisolvibili come una malattia, episodi di violenza, mobbing sul luogo di lavoro e tanti altri.
Parlo dei preoccupazioni di “ordinaria amministrazione” come l’avere tanti impegni da portare a termine, incomprensioni con il partner, discussioni con un collega di lavoro o un figlio che non va troppo bene a scuola.
Molto spesso questi problemi sono originati anche dalla difficoltà di essere concentrati nel momento presente, perché si tende a rimuginare eccessivamente sul passato. Ci si lamenta per cose accadute anche molto tempo e si prova ansia per il futuro, ci prefiguriamo una situazione in testa di cui ci preoccupiamo, senza che nemmeno sia accaduta.
La vita diventa una profezia che si auto-avvera, perché se sento che la mia esistenza è segnata dai problemi, modificherò inconsciamente i miei comportamenti e attirerò delle circostanze negative e questo rafforzerà ancora di più le mie convinzioni.
Ci facciamo dei problemi per cose che devono ancora accadere perché forse accadranno e probabilmente le rendiamo reali.
E’ assurdo? Si, lo è.
“La vostra infelicità non è originata dalle situazioni della vita ma dal condizionamento della vostra mente”
Eckhard Tolle
La mente che “mente” ci da una visione della vita e dei nostri problemi che molto spesso non è reale, ci spinge ad identificarci con le nostre difficoltà per riempire un vuoto, perché che spaventa, un abisso che ci fa sentire persi.
Una volta che lascio andare i problemi e mi concentro sul momento presente chi sono?
Come mi vedranno le altre persone? Come colmerò il vuoto che percepisco?
Praticare la mindfulness, meditazione e concentrarci sul momento presente, ci permette di essere consapevoli del fatto che non abbiamo bisogno di quelle difficoltà per sentirci noi stessi e soprattutto ci distacchiamo dai nostri problemi e facilmente troviamo una soluzione.
Come quando cerco una cosa per ore e non la trovo e poi quando mi concentro su altro la trovo subito. Ti è mai capitato?
A te è capitato di identificarti con un tuo problema? Di lamentarti per riempire una giornata o una conversazione?
Percepisci di lamentarti molto spesso o quasi per ogni cosa? Rimugini su situazioni del passato o provi ansia per il ciò che potrebbe accadere in futuro?


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