Riflessioni sull’Influenza della Tecnologia e sull’Autenticità nella Vita dei Bambini

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Ieri stavo facendo una passeggiata con un amica, affiancando il cortile di una scuola elementare abbiamo notato un bambino che era da solo e apparentemente molto triste. Gli altri ragazzi giocavano senza notarlo e considerarlo.

Il divertimento è stato interrotto da un gruppo di bambine che hanno notate scambiandoci per due famose su YouTube. Una volta risolto l’equivoco abbiamo chiacchierato per alcuni minuti, stavo poi per chiedere alle bimbe di avvicinarsi a quel ragazzo per chiedere cosa avesse, ma l’insegnante a richiamato tutti in classe, interrompendo la nostra conversazione. Le bimbe sono corse via, senza nemmeno salutarci, ad eccezione di una che si è fermata un attimo e ci ha augurato una buona giornata.


Questa esperienza mi ha fatto riflettere su come i sentimenti di quel bambino in difficoltà venissero ignorati, esclusi, non accolti, mentre ci si ferma subito di fronte a una persona che potrebbe essere famosa, come nel nostro ipotetico caso.
Siamo sicuri che tutta questa tecnologia somministrata ai bambini fin da piccoli, schermi e tablet, non vada a far si che i ragazzi vengano a contatto con un mondo irreale su cui pongono la loro attenzione, perdendo di vista l’autenticità della vita reale e i sentimenti propri e degli altri?


Inoltre nessuno di quei bambini parlava con il compagno, raccoglieva o osservava un fiore, una foglia, come ricordo io facevo quando frequentavo le scuole elementari. Ieri osservavo un gioco frenetico, di corsa, fatto di minuti contati, in cui il piacere del gioco passava in secondo piano, poi subito tutti in classe al richiamo dell’insegnate, senza salutare, come se la nostra conversazione non fosse mai avvenuta.


Forse questa vita frenetica, fatta di piaceri futili, di corse, di ritardi, minuti contati, telefoni sempre in mano e social costantemente aperti ad immortalare il selfie, non stanno passando alle generazioni più giovani un cattivo esempio?
Di una vita di quantità e non di qualità, di una giornata frenetica e sempre uguale alla precedente, l’ansia da disconnessione dai social, ma allo stesso tempo un totale disinteresse dalla vita, dai sentimenti di chi sta passando un brutto momento, è vulnerabile, fragile o ha un problema.


Fermiamoci, guardiamoci intorno, osserviamo le persone che ci circondano, smettiamo per un attimo di essere produttivi, una produttività “malata” in cui corriamo sempre ma non lasciamo nessun segno tangibile.
Forse una parola compassionevole, una mano sulla spalla, il provare empatia per chi ha un momento di fragilità, porterà via alcuni minuti dalla corsa che è la nostra vita o ci farà rinunciare alla condivisione della storia sui social, ma potrebbe cambiare, la giornata o l’esistenza di una persona, potrebbe influenzare il cambiamento delle generazioni più giovani.

Un piccolo gesto può avere un grande significato.
Un piccolo gesto può fare una grande differenza.

La vita intera è fatta di semplici azioni.

Semplici per noi, ma fondamentali per altri.
Insegniamolo anche ai più piccoli.

Diamo il buon esempio.

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