Quale contenuto (libro, film, canzone) ti ha cambiato il modo di vedere il mondo?
Ogni giorno vediamo decine di persone parlare di cambiamento e di crescita personale. Ci vengono proposte strategie, metodi e piani ben definiti: cambia la tua mente in ventuno giorni, modifica le tue abitudini in una settimana, riprogramma il tuo cervello in dieci giorni. Promesse di trasformazione rapida che sembrano far apparire il cambiamento come qualcosa di semplice e quasi automatico.
Eppure la realtà è molto diversa.
Come ho scritto anche nell’articolo precedente, ho l’impressione che negli ultimi anni il concetto di crescita personale ci sia un po’ sfuggito di mano. Non perché la crescita personale non esista o non sia importante, ma perché troppo spesso viene raccontata come una formula immediata, quando invece è un processo complesso, lento e, a tratti, doloroso.
La domanda allora è un’altra: perché cambiare è così difficile?
Le ragioni sono tante e non hanno sempre a che fare con la pigrizia, la procrastinazione o la mancanza di volontà.
A volte gli obiettivi che inseguiamo non sono nemmeno davvero nostri. Sono obiettivi che la società ci suggerisce, convinzioni che abbiamo interiorizzato fino a credere che ci appartengano. Pensiamo di desiderare determinate cose semplicemente perché ci è stato insegnato che dovremmo volerle. Ma se un obiettivo non rappresenta davvero ciò che siamo, è inevitabile che troviamo difficile perseguirlo.
Esistono però anche obiettivi profondamente nostri, autentici, che continuiamo a rimandare o a non raggiungere. Ed è qui che entrano in gioco gli schemi mentali e le convinzioni limitanti.
Questi schemi agiscono quasi sempre a livello inconscio. Non ce ne accorgiamo, ma influenzano il nostro modo di pensare e, di conseguenza, il nostro comportamento.
Pensiamo, ad esempio, a chi desidera costruire un’attività online: un blog, un podcast, una pagina sui social o un e-commerce. Se per anni ha sentito ripetere che il vero lavoro significa svegliarsi presto, uscire di casa e fare fatica fisicamente, sarà naturale percepire il lavoro online come qualcosa di meno autentico, quasi un passatempo.
Eppure sappiamo che non è così. Dietro un progetto digitale ci sono studio, costanza, competenze e tantissime ore di lavoro. Ma se continuiamo a portare dentro di noi quella convinzione, sarà molto più difficile credere davvero nel nostro progetto e impegnarci fino in fondo.
C’è poi un altro aspetto di cui si parla troppo poco.
Il cambiamento richiede tempo.
Non una settimana, non un mese e nemmeno qualche semplice esercizio. Crescere significa modificare il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo. È un processo lento e, soprattutto, spaventoso.
Per questo mi viene sempre in mente L’infinito di Leopardi.
Per molti Leopardi è stato semplicemente il poeta del pessimismo. Io, invece, l’ho sempre visto come una persona capace di osservare con straordinaria profondità la natura umana, un illuminato.
Nella poesia scrive:
“Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete…”
La siepe diventa il limite oltre il quale non riusciamo a vedere. Potrebbero essere le nostre paure, le convinzioni che ci accompagnano da sempre o gli schemi mentali che ci fanno sentire al sicuro.
Guardare oltre quella siepe significa accettare di mettere in discussione ciò che siamo stati fino a quel momento.
Ed è proprio questo che spaventa.
“ove per poco il cor non si spaura”
Il cambiamento, in fondo, è una piccola morte simbolica. Significa lasciare andare una parte della nostra identità per permetterne la nascita di una nuova.
Prima di vedere ciò che c’è oltre, però, incontriamo inevitabilmente la paura.
È la stessa sensazione che proviamo quando iniziamo un vero percorso di crescita personale. Prima di vedere la versione di noi che desideriamo diventare, incontriamo tutto ciò che vorremmo evitare: le nostre fragilità, i nostri limiti, le nostre contraddizioni.
Ed è proprio lì che si trova il lavoro più importante.
Quelle parti di noi non devono essere eliminate. Devono essere comprese, accolte e trasformate. Non si tratta di cancellare ciò che siamo, ma di integrarlo in una versione più consapevole di noi stessi.
Per questo motivo diffido di chi promette cambiamenti rapidi.
Il cambiamento autentico è lento, faticoso e spesso ci costringe a restare per un po’ nell’incertezza.
Forse è proprio questo il significato più profondo della poesia di Leopardi.
Solo quando troviamo il coraggio di guardare oltre la nostra siepe possiamo scoprire nuovi orizzonti. Ma prima dobbiamo accettare che quello sguardo ci farà paura.
Ed è normale.
Perché crescere non significa non avere paura. Significa attraversarla.
Solo allora, come scrive Leopardi nei versi conclusivi,
“Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.”
Forse il vero cambiamento è proprio questo dolce naufragio: il momento in cui smettiamo di aggrapparci alle vecchie certezze e ci permettiamo di diventare qualcosa di nuovo.
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