Yin e Yang: La Luce si Incontra con l’Ombra nell’Eclissi

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Oggi è il giorno dopo l’eclissi e, naturalmente, i social sono pieni di foto e video di quella di ieri.

Devo dire che è stata davvero bella.

All’inizio il cielo era nuvoloso, poi le nuvole si sono aperte e siamo riusciti a vederla.

Così ho fatto qualche foto.

Chi mi conosce sa quanto mi piaccia fotografare.

Trovo che la fotografia sia una pratica profondamente mindfulness: ti costringe a fermarti, a osservare, a concentrarti su ciò che hai davanti e, soprattutto, a essere presente in quel momento.

Per questo, ogni volta che posso, mi piace prendere la macchina fotografica e provare a catturare ciò che sto vivendo.

In questi giorni, sui social, si è parlato molto anche del rapporto tra eclissi ed energia.

C’è chi ci crede e chi no, naturalmente. Ma anche tra chi crede a questo tipo di dimensione ci sono interpretazioni molto diverse.

C’è chi pensa che l’eclissi vada osservata senza timori, perché l’universo non ci manderebbe mai energie “contro” di noi. E c’è invece chi ritiene che sia un momento da attraversare con maggiore cautela, evitando di compiere scelte importanti o di fare grandi cose, perché potrebbero muoversi energie che non conosciamo e che percepiamo come particolarmente instabili.

Al di là di ciò in cui ciascuno di noi crede, questa riflessione mi ha portato a pensare al concetto di energia, alla spiritualità e, soprattutto, al significato che attribuiamo alla luce e all’ombra.

Perché, in fondo, cos’è un’eclissi se non un incontro tra luce e oscurità?

Nella cultura occidentale siamo abituati ad associare la luce a qualcosa di positivo, buono, benevolo, mentre l’oscurità viene spesso percepita come qualcosa di negativo, qualcosa da evitare o da cui proteggerci. Nella filosofia orientale, e in particolare nella visione del Tao, il rapporto tra Yin e Yang racconta invece qualcosa di molto diverso. Yin e Yang non sono due forze contrapposte in una lotta continua: sono due aspetti complementari della stessa realtà, in costante movimento e trasformazione.

Non esisterebbe l’uno senza l’altro.

Non ci sarebbe luce senza ombra, né ombra senza luce.

E forse questa è una metafora potente anche per la nostra vita.

Tante volte attraversiamo momenti che definiamo “oscuri” e che vorremmo soltanto superare il prima possibile. Eppure, proprio quei momenti possono aiutarci a portare alla luce qualcosa che avevamo bisogno di vedere.

Un’emozione che avevamo ignorato.

Una situazione che non volevamo affrontare.

Un bisogno che avevamo messo da parte.

Una parte di noi che chiedeva semplicemente di essere ascoltata.

A volte è proprio l’oscurità a permetterci di vedere ciò che, nella luce, non eravamo ancora riusciti a riconoscere. Per questo forse dovremmo provare a non considerare luce e ombra come due realtà opposte, dove una deve necessariamente vincere sull’altra. Potremmo invece imparare a vederle come parti di uno stesso movimento, che si incontrano, si attraversano e si trasformano continuamente.

Quando nella nostra vita arrivano momenti particolari, cambiamenti, crisi o passaggi che non comprendiamo fino in fondo, possiamo provare a chiederci non soltanto: “Quando finirà questa oscurità?”, ma anche: “Che cosa mi sta permettendo di vedere?”.Forse è proprio lì che può iniziare un cambiamento.

E allora anche l’eclissi può diventare una metafora: non qualcosa che accade raramente, una volta ogni trent’anni, ma qualcosa che, in forme diverse, può accadere dentro di noi ogni giorno.

Un invito a riconoscere le sfumature della vita.

A non avere paura del buio.

Ad apprezzare il giorno e la notte, la luce e l’ombra, il caldo e il freddo, la presenza e l’assenza.

Perché tutto cambia continuamente.

E forse il cambiamento non è necessariamente la perdita di qualcosa, ma la possibilità che qualcosa di nuovo possa nascere.

Forse dovremmo imparare a guardare ogni fase della nostra vita come parte di questo movimento.

Come un’eclissi.

Un momento in cui la luce e l’ombra si incontrano e, proprio nel loro incontro, ci permettono di vedere ciò che prima non riuscivamo ancora a vedere.

Come se, in fondo, un’eclissi avvenisse continuamente dentro di noi.

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