In questi giorni si parla tanto del cosiddetto “portale” dell’8/12 agosto, di allineamenti, eclissi, transizioni, energie sottili.
Giorni che, per chi crede in queste cose, sembrano avere qualcosa di diverso nell’aria.
Giorni in cui si dice che ciò che chiediamo all’universo possa avere una forza particolare, in cui manifestare, meditare, ascoltare e lasciare andare possa assumere un significato più profondo.
E poi ci sono quelli che dicono:
“Io a queste cose non ci credo.
Non fanno per me.
”E va bene così”.
Non credo che abbiamo bisogno di convincere nessuno di ciò che sentiamo.
Ognuno attraversa la vita con la propria sensibilità, con le proprie antenne, con il proprio modo di percepire ciò che accade dentro e fuori di sé.
Io penso che, in qualche modo, siamo tutti un po’ come delle radio.
Emettiamo frequenze e ne riceviamo altre.
Ci sono persone con cui ci sentiamo immediatamente a nostro agio, senza sapere esattamente perché.
E altre che, dal primo istante, ci fanno pensare:
“Questa persona non mi convince.”
Ci sono luoghi in cui arriviamo stanchi e, quasi magicamente, ci sentiamo ricaricati.
Luoghi in cui respiriamo diversamente, in cui qualcosa dentro di noi si apre. E altri da cui non vediamo l’ora di andare via.
E la cosa meravigliosa è che non vale per tutti allo stesso modo. Ricordo di essere stata in vacanza in un posto d’Italia che non nominerò, perché è uno dei luoghi più amati dagli italiani e non vorrei scatenare una rivolta. 😅
Io non vedevo l’ora di tornare a casa.
Nello stesso momento, nello stesso identico posto, una persona che conosco non faceva altro che pubblicare fotografie e raccontare quanto amasse quelle atmosfere, quanto sentisse belle quelle energie.
Stesso luogo.
Due persone.
Due percezioni completamente diverse.
Forse perché siamo fatti così: ognuno riceve ciò che riesce a sentire.
E ci sono persone particolarmente sensibili, capaci di cogliere sfumature che altre magari non percepiscono. Quella sensazione inspiegabile che qualcosa non vada e poi, qualche tempo dopo, scoprire che davvero c’era qualcosa.
Quella voce silenziosa che ti suggerisce di non prendere un determinato treno, di non salire su quell’aereo, di non andare in quel luogo.
E magari, a posteriori, capire che quella sensazione ti aveva condotto esattamente dove dovevi essere.
La chiamiamo intuizione.
La chiamiamo istinto.
La chiamiamo coincidenza.
Qualcuno la chiama energia.
Forse sono tutte parole diverse per raccontare qualcosa che, semplicemente, non sappiamo ancora spiegare fino in fondo.
E allora perché non concederci, proprio in questi giorni, un po’ di ascolto?
Che ci crediate oppure no, potreste provare a fermarvi.
Meditare, se non lo avete mai fatto.
Dormire un po’ di più.
Leggere qualche pagina in silenzio.
Stare lontani dal rumore.
Ascoltare ciò che accade dentro di voi.
Chiedervi come state davvero.
E magari lasciare spazio a una domanda che, nella frenesia delle nostre giornate, dimentichiamo troppo spesso:“Di cosa ho bisogno?”
Io personalmente queste energie le sento molto.
Ci sono periodi in cui mi attraversano una stanchezza profonda, sogni incredibilmente vividi, volti di persone che non ci sono più, emozioni che sembrano arrivare da luoghi lontani.
Non so se sia l’universo.
Non so se siano i cicli della natura, la nostra mente, il nostro corpo o qualcosa che ancora non sappiamo nominare.
So soltanto che lo sento.
E forse non è necessario avere una risposta per concedersi il diritto di ascoltare.
Perché, alla fine, se non credete a nulla di tutto questo, non avrete perso niente.
Avrete semplicemente riposato un po’ di più.
Avrete spento per qualche ora il rumore del mondo.
Avrete fatto spazio dentro di voi.
E ogni tanto, avere una scusa per tornare a se stessi non guasta mai. ✨

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