C’è una frase che amo particolarmente e che negli anni mi ha accompagnata in molti momenti della mia vita: “L’unica costante della vita è il cambiamento.”
Più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sia vera. Il cambiamento è inevitabile.
Ogni volta che pensiamo di aver raggiunto un equilibrio definitivo, accade qualcosa che rimette tutto in discussione.
Situazioni che consideravamo certezze si trasformano, persone che immaginavamo sempre al nostro fianco prendono altre strade, progetti che avevamo pianificato con cura cambiano forma o svaniscono completamente.
La vita non è fatta di stabilità permanente, ma di continue trasformazioni. Eppure, c’è un’altra costante di cui si parla molto meno: il fallimento.
Per molto tempo il fallimento è stato uno degli aspetti della vita che ho faticato maggiormente ad accettare. Perché fallire, almeno nella mia percezione, significava qualcosa di molto più profondo del semplice non riuscire in un obiettivo.
Significava mettere in discussione il mio valore, convincermi di non essere abbastanza, di non essere all’altezza delle aspettative.
Per anni ho combattuto contro questa paura. Una paura così forte che, a volte, preferivo non provarci nemmeno. Perché se non tentavo, non rischiavo di fallire. E se non fallivo, potevo continuare a credere che il problema non fossi io.
Con il tempo, però, ho capito che stavo guardando il fallimento dalla prospettiva sbagliata. Quando falliamo, ciò che fallisce non siamo noi. Fallisce un tentativo, una strategia, un progetto, qualcosa che abbiamo provato a realizzare. Ma il nostro valore come persone rimane intatto. Possiamo aver dedicato tutte le nostre energie a qualcosa e non ottenere il risultato sperato. Possiamo aver dato il massimo e vedere comunque le cose andare diversamente da come avevamo immaginato. Questo non significa che non siamo capaci, intelligenti o meritevoli. Significa semplicemente che, in quelle specifiche circostanze, ciò che abbiamo fatto non ha prodotto il risultato desiderato. E le circostanze contano molto più di quanto spesso siamo disposti ad ammettere.
Una delle lezioni più importanti che ho imparato è che il fallimento non è una sentenza definitiva. Ciò che oggi non funziona potrebbe funzionare domani. Ciò che non siamo riusciti a realizzare in un determinato momento della nostra vita potrebbe diventare possibile in un altro contesto, con più esperienza, più strumenti o semplicemente in una fase diversa del nostro percorso.
Penso spesso a un blog che avevo aperto anni fa. Lo avevo immaginato come un progetto importante, ma non riuscivo a portarlo avanti. Non trovavo il tempo, non trovavo continuità, non riuscivo a farlo crescere come avrei voluto. Alla fine lo chiusi e vissi quella decisione come un fallimento.
Per molto tempo ho pensato che quell’esperienza dimostrasse che non fossi capace di scrivere o di gestire un progetto personale. Poi, però, qualcosa è cambiato. Sono cambiate le circostanze, sono cambiata io, sono cambiate le mie priorità e il mio modo di affrontare le cose.
E ho capito che quel fallimento non parlava del mio valore. Parlava semplicemente del momento che stavo vivendo.
Se guardo indietro, posso dire di aver fallito molte volte. Ma posso anche dire di aver raggiunto obiettivi che, in alcuni momenti, mi sembravano impossibili. Ed è proprio questa la natura della crescita.
Falliamo, impariamo, cambiamo.
E poi riproviamo.
A volte otteniamo risultati diversi.
Altre volte falliamo ancora.
Ma anche quel nuovo fallimento ci insegna qualcosa che prima non sapevamo. Ogni esperienza, positiva o negativa, contribuisce a costruire la persona che stiamo diventando. Per questo credo che il cambiamento e il fallimento siano profondamente legati. È proprio attraverso i fallimenti che impariamo a cambiare. Ed è attraverso il cambiamento che troviamo nuove possibilità.
Quando qualcosa non va come speravamo, cerchiamo di non trasformare quell’esperienza in un giudizio su noi stessi. Analizziamo ciò che non ha funzionato. Chiediamoci cosa possiamo migliorare, quali errori possiamo correggere e quali insegnamenti possiamo portare con noi.
Mettiamoci in discussione, ma senza mettere in discussione il nostro valore. Perché fallire non significa essere sbagliati.
Significa essere umani.
E, molto spesso, significa essere nel pieno del processo di crescita. Se impariamo a considerare il fallimento non come una condanna, ma come una tappa del percorso, scopriremo che può diventare uno degli strumenti più preziosi per costruire la versione migliore di noi stessi.

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