Sono anni che leggo libri sulla legge d’attrazione e sulla manifestazione, un argomento che mi ha sempre affascinato. Ricordo che all’inizio c’era quel famoso libro, The Secret, che ha fatto il giro del mondo rendendo popolare la legge d’attrazione grazie ad autori come Joe Vitale. Successivamente ho iniziato a leggere anche i testi di Italo Pentimalli e molte altre realtà del settore.
Ultimamente, però, sto notando sui social una tendenza molto forte: negli ultimi mesi si parla tantissimo di manifestazione e legge d’attrazione. In un primo momento mi ha fatto piacere, perché è un tema che mi è sempre piaciuto e di cui, secondo me, si è sempre parlato poco o talvolta in modo errato. Oggi, però, vedo che si sta un po’ esagerando.
Tempo fa avevo scritto un articolo su come la crescita personale rischiasse di rovinarci la vita e di sfuggirci di mano.
Ecco, sento che anche il discorso sulla legge d’attrazione sta prendendo la stessa piega.
Vedo continuamente Reel su Instagram con “canzoni per manifestare”, “numeri per manifestare”, “le cose da fare per manifestare”, oppure slogan del tipo: “Fai queste 5 cose e manifesterai la vita dei tuoi sogni”. Sembrano sempre soluzioni rapide e miracolose, ma la realtà è ben diversa.
La manifestazione non è una scorciatoia: è un processo lento. Non bastano 5 o 10 regole preconfezionate per ottenere ciò che desideriamo. È un vero e proprio viaggio interiore e di introspezione; un percorso attraverso i propri “fantasmi” e le proprie parti d’ombra, che ci permette di far emergere ciò che desideriamo davvero.
Possiamo anche credere di volere qualcosa, ma spesso lo desideriamo solo perché ce lo impone la società, non perché sia un nostro reale bisogno. E quando poi otteniamo quel risultato, ci ritroviamo comunque insoddisfatti. Al contrario, sono pratiche come la meditazione, il silenzio e l’ascolto interiore che ci consentono di capire chi vogliamo essere e quale versione di noi stessi vogliamo diventare nel momento presente.
È lì che si concretizza ciò che desideriamo davvero manifestare, attraverso una reale selezione dei nostri intenti.
Invece, il modello proposto dai social è spesso superficiale e plastificato. Sotto a molti Reel vediamo continuamente stili di vita di super lusso: borse firmate, viaggi costosissimi, spiagge esotiche. E nei commenti si legge: “Questa persona ha manifestato tutto ciò che voleva”, come se fosse obbligatorio per chiunque ambire a quel tipo di vita.
Credo ci sia una grande chiusura mentale in questo. Non tutti vogliono manifestare grandi ricchezze o uno stile di vita in cui ci si sveglia ogni mattina in spiaggia. C’è chi desidera manifestare un lavoro appagante, un progetto di valore, un contributo per la propria comunità, una salute migliore o semplicemente più tempo per studiare, leggere e formarsi.
I social ci inducono a pensare che la “vera” manifestazione coincida solo con quel modello patinato. Ma chi lo stabilisce? Personalmente, lo dico in tutta onestà: non ho alcun interesse a manifestare una vita in cui me ne sto tutto il giorno in costume su una spiaggia dall’altra parte del mondo con una borsa da 40.000 euro.
Non è quello che desidero.
E non ottenerlo non significa affatto “non essere capaci di manifestare”.
Manifestare significa semplicemente guardarsi dentro, porsi in uno stato mentale e in una frequenza coerenti con i propri valori, così da attrarre le persone e le opportunità giuste per raggiungere i propri obiettivi reali.
Non servono 10 trucchi o la canzone del momento: serve solo imparare ad ascoltarsi.

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